Epicondilite (gomito del tennista): sintomi, cause e trattamenti efficaci

Cos’è l’epicondilite?

L’epicondilite laterale del gomito, più conosciuta come gomito del tennista, è una delle cause più frequenti di dolore al gomito. Il suo nome deriva dal fatto che, soprattutto in passato, era molto comune tra chi praticava tennis, ma oggi sappiamo che può colpire chiunque utilizzi ripetutamente mano e polso.

Il termine “epicondilite” indica il punto in cui il paziente avverte dolore, cioè l’epicondilo laterale del gomito. In realtà, il problema interessa soprattutto i tendini dei muscoli estensori del polso e delle dita, che si inseriscono proprio in questa zona.

Contrariamente a quanto si pensava anni fa, non sempre si tratta di una vera infiammazione. Nelle forme più persistenti è spesso presente una tendinopatia, cioè un’alterazione della struttura del tendine dovuta al sovraccarico ripetuto.


Quali sono i sintomi dell’epicondilite?

Il sintomo principale è il dolore nella parte esterna del gomito, che aumenta durante alcuni movimenti della mano e del polso, ad esempio banalmente stringere la mano.

Durante la visita il fisioterapista esegue alcuni test specifici. Uno dei più utilizzati consiste nel chiedere al paziente di estendere il polso contro resistenza: la comparsa del dolore sull’epicondilo è fortemente indicativa di epicondilite.


Cosa si vede con l’ecografia?

L’ecografia può mostrare alterazioni della struttura del tendine, come un disordine delle fibre o piccole aree di degenerazione.

Tuttavia, è importante ricordare che l’intensità del dolore non sempre corrisponde all’entità del danno visibile agli esami. Alcuni pazienti presentano alterazioni importanti senza particolari sintomi, mentre altri soffrono molto pur avendo un’ecografia quasi normale.

Quando il dolore persiste per mesi, infatti, può instaurarsi un fenomeno di sensibilizzazione del sistema nervoso: il dolore continua anche se il tendine è migliorato.

Per questo motivo, nei casi cronici il trattamento non deve limitarsi al tendine, ma deve considerare anche il modo in cui il sistema nervoso elabora il dolore.

Come spiego spesso ai miei pazienti:

“Se il dolore è presente da tre mesi, difficilmente sparirà in pochi giorni. Serve pazienza e un percorso terapeutico ben impostato.”


Perché viene l’epicondilite?

La causa principale è il sovraccarico funzionale.

Può comparire dopo uno sforzo intenso, ma molto più frequentemente nasce dall’accumulo di centinaia o migliaia di piccoli movimenti ripetuti nel tempo, come la maggior parte degli infortuni.

Sono particolarmente a rischio:

  • chi lavora molte ore al computer;
  • chi utilizza frequentemente utensili manuali;
  • artigiani e operai;
  • sportivi che praticano tennis (vale anche per il padel e altri sport con racchetta).

Nel tennis, ad esempio, il rovescio rappresenta uno dei gesti tecnici maggiormente coinvolti nello sviluppo della patologia.


Come si cura l’epicondilite?

Educazione del paziente

Il primo trattamento consiste nel capire quali movimenti provocano il dolore e ridurne temporaneamente il carico.

Questo non significa immobilizzare completamente il braccio, ma trovare il giusto equilibrio tra riposo e attività.

A volte bastano piccoli accorgimenti, come utilizzare un mouse ergonomico, modificare la postazione di lavoro oppure scegliere una racchetta con caratteristiche più adatte.

Tutore

In alcuni casi può essere utile un tutore per epicondilite.

Oltre a ridurre il carico sul tendine, può diminuire la percezione del dolore grazie agli stimoli propriocettivi che fornisce durante il movimento.

Onde d’urto

Le onde d’urto rappresentano uno dei trattamenti più utilizzati nelle forme persistenti.

Il loro obiettivo non è semplicemente “togliere l’infiammazione”, ma stimolare i processi biologici di guarigione, migliorare la vascolarizzazione locale e favorire il rimodellamento del tendine.

Ultrasuoni

Anche gli ultrasuoni possono essere utilizzati in alcune situazioni cliniche.

Attraverso effetti meccanici e termici favoriscono la microcircolazione e possono contribuire a ridurre il dolore, anche se le evidenze scientifiche sono generalmente meno solide rispetto alle onde d’urto.

Tecar e massoterapia

La Tecar terapia e il massaggio trasverso profondo possono essere un valido supporto per ridurre la tensione muscolare e migliorare la circolazione locale.

Da soli, però, difficilmente risolvono il problema se non vengono associati a un corretto programma riabilitativo.

Esercizi terapeutici

Gli esercizi rappresentano il trattamento più importante nel medio-lungo termine.

In particolare, gli esercizi eccentrici e quelli di rinforzo progressivo aiutano il tendine a recuperare la propria capacità di sopportare il carico.

Devono però essere eseguiti correttamente e con una progressione adeguata: esercizi sbagliati o troppo intensi possono peggiorare i sintomi.


L’epicondilite guarisce da sola?

Nelle forme lievi può migliorare spontaneamente, ma molte epicondiliti tendono a persistere per mesi se il sovraccarico continua.

Per questo motivo è importante intervenire precocemente, individuando la causa del problema e impostando un trattamento personalizzato.

Ignorare il dolore e continuare a sovraccaricare il tendine aumenta il rischio che il disturbo diventi cronico e richieda tempi di recupero molto più lunghi.



Risposte

  1. […] tendinopatie (come l’epicondilite); […]

  2. […] tendinopatie e nei processi infiammatori (come il gomito del tennista) possono comparire alterazioni della struttura del tendine, aumento dello spessore, irregolarità […]

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