Onde d’urto: cosa sono e quando possono essere utili

A volte prevenire gli infortuni non basta, proviamo a scoprire cosa si può fare!

Assieme al riposo (scopri qui quando fermarti e quando no) e assieme al ghiaccio, ci sono numerose terapie che possono aiutarci a risolvere il problema.

Le onde d’urto sono una terapia fisica utilizzata da molti anni per il trattamento di diverse problematiche muscolo-scheletriche, come tendinopatie, fascite plantare, calcificazioni e alcuni dolori cronici (approfondirò in un articolo futuro) che faticano a migliorare con il solo riposo o con gli esercizi.

Nonostante il nome possa spaventare, si tratta di una terapia non invasiva che viene eseguita direttamente sulla zona dolorosa.


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Come funzionano le onde d’urto?

Le onde d’urto sono impulsi acustici ad alta energia, una particolare forma di ultrasuoni che viene concentrata sul tessuto da trattare.

Quando queste onde raggiungono il bersaglio, provocano un fenomeno chiamato cavitazione, ovvero la formazione di microscopiche bolle che generano delle piccolissime lesioni controllate nel tessuto. Questi microstimoli inducono il corpo ad attivare i propri meccanismi di riparazione.

L’effetto principale ricercato è un aumento della vascolarizzazione locale: in parole semplici, arriva più sangue nella zona trattata e questo favorisce i processi di guarigione e la riduzione dello stato infiammatorio.

Inoltre i “buchini” che vengono creati possono permettere la rottura di fibrosi e aderenze.

Di onde d’urto extracorporee ne esistono di due tipi: focali e radiali, in base a come si espande l’ultrasuono all’interno del corpo. Nelle focali infatti, l’onda va a convergere in un punto la cui profondità viene decisa dal terapista (a volte vengono eseguite con un ecografia a supporto, così da “mirare” il punto). Nelle radiali invece l’onda si espande. Il risultato teorico è che la focale risulta più precisa.

Le onde d’urto fanno male?

Durante il trattamento è normale avvertire fastidio o dolore.

Anzi, in molti casi una certa sensibilità indica che il tessuto bersaglio è stato individuato correttamente. Tuttavia il dolore dovrebbe rimanere sopportabile: una seduta eccessivamente dolorosa non è necessariamente più efficace.

L’obiettivo è trovare la giusta intensità per stimolare il tessuto senza rendere il trattamento insostenibile per il paziente.

Quanto deve durare una seduta?

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la durata della seduta non è il parametro più importante.

Ciò che conta davvero è la quantità di energia erogata e il corretto trattamento della struttura interessata. Una seduta più lunga non significa automaticamente una seduta migliore.

Quante sedute servono?

Generalmente si eseguono 3 sedute, distanziate tra loro di circa 6-10 giorni.

Questo intervallo permette ai tessuti di rispondere allo stimolo ricevuto e di attivare i processi biologici che stanno alla base del miglioramento.

E se non funzionano?

Dopo il ciclo iniziale di tre sedute è importante fare una valutazione.

Se il dolore non è migliorato in modo significativo, nella maggior parte dei casi non ha molto senso continuare ad accumulare ulteriori trattamenti. Purtroppo non tutte le persone reagiscono allo stesso modo alle onde d’urto: alcuni pazienti ottengono ottimi risultati, mentre altri rispondono poco o per nulla.

Per questo motivo è fondamentale monitorare l’andamento dei sintomi e valutare oggettivamente i benefici ottenuti.

Posso allenarmi dopo una seduta?

Dopo il trattamento è consigliabile evitare allenamenti particolarmente intensi nelle ore successive.

Le onde d’urto rappresentano infatti uno stimolo biologico per il tessuto e il corpo necessita di un breve periodo per avviare i processi di adattamento e riparazione.

Nella maggior parte dei casi è possibile continuare a muoversi e svolgere attività leggere, ma conviene rimandare lavori molto intensi, gare o allenamenti particolarmente impegnativi.

Domanda che mi fanno tutti: “Ma è vero che rompono le calcificazioni?”

Questa cosa è vera a metà. Da un lato si. Lo stesso principio dell’onda d’urto viene utilizzata in sala operatoria per rimuovere i calcoli renali, frantumandoli. Dall’altro lato però, le onde d’urto extracorporee non sono così precise da colpire perfettamente la calcificazione. C’è una possibilità concreta che rimuova le calcificazioni se viene eseguita ecoguidata, quindi con una ecografia che “mira” il bersaglio.

Se devo essere sincero però, l’esperienza mi insegna che le onde d’urto agiscono bene sull’infiammazione e che le calcificazioni comunque si riformerebbero.

L’onda d’urto può essere molto valida a curare il sintomo, a curare il dolore, lasciando lì la calcificazione. L’unico modo per essere sicuri al 100% di aver rimosso una calcificazione è tramite intervento chirurgico.

È doveroso aggiungere comunque che le calcificazioni fanno parte del nostro corpo, averne una non significa che per forza io debba aver dolore e che per forza vada rimossa. Qui potremmo aprire discorsi filosofici sulla medicina moderna, che magari aprirò in futuro, per ora basti sapere che la calcificazione nella maggior parte dei casi non è necessario rimuoverla e che quindi l’onda d’urto può essere uno strumento valido per tornare ad avere una vita senza dolore.



Risposte

  1. […] l’onda durto è la terapia più potente che utilizza a ultrasuoni, la Tecar è la terapia più potente che […]

  2. […] Le onde d’urto rappresentano uno dei trattamenti più utilizzati nelle forme persistenti. […]

  3. […] fisica il termine corretto è cavitazione (lo stesso principio delle onde d’urto) ovvero la formazione di bolle d’aria all’interno di un […]

  4. […] le terapie fisiche con maggiore evidenza scientifica troviamo le onde d’urto extracorporee, particolarmente indicate nelle forme persistenti o […]

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