
Hai dolore a un tendine mentre corri, vai in palestra o pratichi il tuo sport? Dopo La prima reazione dopo aver messo il ghiaccio è spesso smettere completamente di allenarsi.
Ma è davvero la scelta migliore?
Nella maggior parte dei casi, no, anche se qualcuno magari ti direbbe di stare a riposo, mettere il ghiaccio e fare stretching. Capire quando rallentare e quando invece continuare a muoversi può fare la differenza tra una guarigione efficace e un problema che si trascina per mesi.
Perché compare il dolore tendineo?
Non ci dilunghiamo troppo, lo spieghiamo meglio in questo articolo.
Limitiamoci a dire che il nostro corpo è progettato per adattarsi agli stimoli che riceve.
Ogni allenamento provoca piccole sollecitazioni ai muscoli, ai tendini e alle altre strutture dell’apparato muscolo-scheletrico. Durante il recupero, l’organismo ripara questi micro-danni e rende i tessuti più resistenti.
Se il tendine fa male devo fermarmi?
Non necessariamente.
Molte persone, appena compare dolore, interrompono completamente l’attività fisica per alcune settimane.
Il problema è che il tendine non migliora semplicemente perché viene lasciato a riposo. Quando poi si torna ad allenarsi con gli stessi carichi di prima, il dolore spesso ricompare rapidamente.
Da fisioterapista vedo spesso questa situazione: il paziente si ferma, il dolore diminuisce, riprende ad allenarsi come prima e dopo pochi giorni si ritrova al punto di partenza.
Il segreto è ridurre il carico, non azzerarlo
Nella maggior parte delle tendinopatie l’obiettivo non è eliminare completamente il movimento, ma trovare un livello di attività che il tendine riesca a tollerare.
In altre parole bisogna rallentare quanto basta per permettere al tessuto di recuperare, senza però privarlo completamente dello stimolo meccanico di cui ha bisogno.
Questo può significare ridurre i chilometri di corsa, diminuire i pesi in palestra, aumentare i giorni di recupero o limitare temporaneamente alcuni esercizi.
La quantità corretta di riduzione varia da persona a persona e dipende da molti fattori. Per questo motivo una valutazione professionale rimane la scelta migliore.
Gli esercizi isometrici e lo stretching possono aiutare
Uno strumento spesso utilizzato nelle fasi dolorose è il lavoro isometrico.
Gli esercizi isometrici prevedono una contrazione muscolare mantenuta senza movimento articolare. Un esempio è mantenere una posizione statica contro una resistenza per alcuni secondi.
Diversi studi hanno mostrato che gli esercizi isometrici possono ridurre temporaneamente il dolore e migliorare la tolleranza al carico in alcune tendinopatie.
Naturalmente non rappresentano una cura definitiva, ma possono essere un ottimo punto di partenza prima di passare a esercizi progressivamente più impegnativi.
Allo stesso modo lo stretching permette al muscolo e a tutti i tessuti che lo circondano, di allungarsi riducendo tutte le aderenze che si formano in seguito a un’eccessivo carico.
Perchè allora tanti dottori consigliano il riposo assoluto?
Non sempre per incompetenza. A volte per “semplicità”. Trovare il corretto carico (in gergo fisioterapico “Optimal Loading” non è semplice. Un conto è se trattassimo un professionista, seguito H24. Per un amatore che ha un lavoro, una famiglia, altri interessi, questo viene molto più difficile. Quanti di noi infatti dormono regolarmente 8 ore al giorno?
Quanti di noi dopo un allenamento possono “riposare”? Oppure ancora, quanti di noi si allenano dopo il lavoro e partono già affaticati?
Per questo motivo spesso viene consigliato il riposo assoluto, in quanto per noi non è sempre possibile gestire correttamente i carichi.


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