Lesioni muscolari: come riconoscerle e cosa fare

Cutaway illustration of skeletal muscle fibers and connective tissue bundles

Se hai praticato sport, sai benissimo cosa si prova quando iniziano a comparire dei dolori muscolari.

Ma sapresti distinguere un semplice DOMS da una vera lesione muscolare?

Perché tra un indolenzimento post-allenamento e una distrazione muscolare può esserci una differenza enorme, sia nei tempi di recupero sia nel trattamento.

Con questa piccola guida voglio aiutarti a capire qualcosa in più sulle principali lesioni muscolari e, soprattutto, a capire cosa NON fare.

Perché la prima regola, quando compare un dolore muscolare dopo un trauma, è semplice:

non fare danni.

Questo articolo non ti trasforma in un professionista, ma può aiutarti a orientarti e a capire quando è ragionevole aspettare, quando allenarti e quando, invece, è meglio farsi valutare dal professionista adatto.


La contusione muscolare

La contusione è probabilmente una delle lesioni muscolari più comuni e, spesso, è talmente lieve che non ce ne accorgiamo nemmeno.

È, banalmente, “la botta”.

Un trauma diretto può comprimere il muscolo provocando un danno alle fibre muscolari e ai piccoli vasi sanguigni.

Il risultato può essere la formazione di un ematoma, cioè un livido.

Dolore, rigidità e limitazione del movimento dipendono dall’entità del danno e dalla quantità di sangue e liquidi che si accumulano nei tessuti.

Come si classificano?

Tradizionalmente le contusioni muscolari vengono suddivise in tre gradi in base alla limitazione del movimento:

  • 1° grado: movimento superiore al 50% del normale;
  • 2° grado: movimento compreso tra il 30% e il 50%;
  • 3° grado: movimento inferiore al 30%.

È però importante non considerare queste percentuali come una sorta di “misuratore universale” della gravità.

Nella pratica clinica contano anche dolore, forza, gonfiore, localizzazione della lesione e risposta al movimento.

Cosa fare nell’immediato?

Nelle prime ore l’obiettivo principale è proteggere il tessuto e limitare l’aggravamento della lesione.

Una compressione può essere utile per controllare gonfiore ed ematoma, mentre il freddo può essere utilizzato soprattutto per ottenere un effetto analgesico.

Il ghiaccio, quindi, può aiutare a ridurre il dolore, ma non va considerato come una terapia capace di “fermare” automaticamente il sanguinamento o accelerare la guarigione.

La cosa più importante è evitare, nelle prime fasi, massaggi aggressivi, stretching intenso e attività che aumentino significativamente dolore o sanguinamento.

Nei casi più importanti, soprattutto quando sono presenti un grande ematoma, una marcata limitazione funzionale o un dubbio diagnostico, può essere indicata un’ecografia e, in situazioni selezionate, una risonanza magnetica.

Non è però necessario eseguire un esame strumentale automaticamente dopo 48-72 ore per ogni contusione.


La distrazione muscolare

Passiamo ora alle lesioni da allungamento eccessivo del muscolo, comunemente chiamate distrazioni o, nel linguaggio quotidiano, “strappi”.

Il meccanismo tipico è un’improvvisa richiesta di forza mentre il muscolo viene allungato.

È importante però fare una distinzione.

Con il termine stiramento si indica generalmente una situazione in cui il muscolo viene sottoposto a un carico eccessivo senza una vera e propria discontinuità macroscopica delle fibre.

Nella distrazione, invece, è presente un danno strutturale alle fibre muscolari.

Nel linguaggio comune si parla spesso di “strappo”, ma dal punto di vista clinico è preferibile parlare di lesione muscolare, specificandone sede e gravità.


I gradi della lesione

Anche le lesioni muscolari vengono tradizionalmente suddivise in tre gradi:

1° grado: danno relativamente limitato alle fibre muscolari.

2° grado: lesione parziale, con un danno strutturale più importante.

3° grado: lesione completa o quasi completa del muscolo o della sua componente muscolo-tendinea.

Attenzione però a una cosa importante.

Non è corretto pensare che una lesione di “secondo grado” significhi sempre e necessariamente che sia rotto, per esempio, il 50% delle fibre.

La quantificazione percentuale del danno attraverso l’ecografia o la risonanza non è così semplice e la classificazione può variare in base al sistema utilizzato e alla struttura coinvolta.

Per questo motivo l’imaging deve essere considerato uno degli strumenti della diagnosi, non una sentenza che determina da sola trattamento e tempi di recupero.


Ecografia: serve davvero?

Sì, ma bisogna sapere perché la stiamo facendo.

L’ecografia può aiutare a identificare una lesione strutturale, localizzarne la sede, valutarne l’estensione e monitorarne l’evoluzione.

La risonanza magnetica può fornire informazioni ulteriori ed è particolarmente utile in alcune lesioni profonde, complesse o quando la diagnosi rimane incerta.

Ma c’è un punto fondamentale:

l’immagine non è il paziente.

Due persone con un’immagine apparentemente simile possono avere dolore, forza e capacità funzionali molto diverse.

Per questo la riabilitazione dovrebbe essere guidata dall’integrazione di sintomi, esame clinico, forza, movimento e risposta progressiva al carico, non semplicemente dal referto dell’ecografia. (British Journal of Sports Medicine)


E quanto tempo ci vuole per guarire?

Questa è probabilmente la domanda che tutti fanno.

La risposta meno soddisfacente, ma più corretta, è:

dipende.

Non esiste un numero di giorni valido per tutte le lesioni muscolari.

Una lesione lieve può permettere un ritorno graduale all’attività in tempi relativamente brevi, mentre una lesione più importante può richiedere diverse settimane.

Il tempo dipende da:

  • sede della lesione;
  • dimensione e profondità;
  • struttura coinvolta;
  • dolore;
  • perdita di forza;
  • limitazione del movimento;
  • sport praticato;
  • richieste dello sport;
  • risposta alla progressione del carico.

Per questo è preferibile ragionare in termini di criteri di recupero, piuttosto che dire semplicemente “dopo due settimane sei guarito”.

Nella riabilitazione delle lesioni muscolari il carico viene generalmente aumentato progressivamente in base alla risposta del tessuto. Nelle fasi iniziali si tende a evitare carichi elevati ad alta velocità di allungamento, per poi introdurre progressivamente esercizi più impegnativi, corsa e gesti specifici dello sport. (British Journal of Sports Medicine)


Il dolore è il nostro nemico?

Non necessariamente.

Il dolore è una delle informazioni più importanti che abbiamo, ma non deve essere interpretato da solo.

Un atleta può avere ancora un po’ di dolore e avere già recuperato una buona parte della propria capacità funzionale.

Al contrario, può percepire poco dolore ma non avere ancora recuperato forza e capacità di sopportare i carichi richiesti dallo sport.

Per questo, soprattutto nelle lesioni più importanti, il ritorno all’attività dovrebbe essere progressivo e basato sulla combinazione di dolore, forza, movimento, capacità funzionale e risposta al carico. (British Journal of Sports Medicine)


Quando preoccuparsi?

Ci sono alcune situazioni nelle quali è meglio non improvvisare.

Se dopo un trauma compare:

  • dolore molto intenso e improvviso;
  • perdita importante della funzione;
  • impossibilità o quasi impossibilità a muovere l’articolazione;
  • gonfiore importante;
  • ematoma molto esteso;
  • evidente perdita di forza;
  • deformità del muscolo;
  • dolore che peggiora invece di migliorare;

è consigliabile una valutazione da parte di un professionista.

In caso di sospetta lesione grave, soprattutto quando si ipotizza una rottura completa o una lesione muscolo-tendinea importante, può essere necessario un approfondimento diagnostico e, in alcuni casi, una valutazione ortopedica.


Quindi cosa devo fare dopo una “botta” o uno strappo?

La cosa più importante è non peggiorare la situazione nelle prime ore.

Proteggi la zona, evita attività che aumentano il dolore e utilizza eventualmente compressione e freddo per il controllo dei sintomi.

Poi osserva l’evoluzione.

Se il dolore è lieve e la funzione è sostanzialmente conservata, spesso è possibile iniziare rapidamente una ripresa graduale del movimento e del carico, senza aspettare necessariamente giorni completamente fermi.

Se invece dolore, gonfiore, ematoma o perdita di funzione sono importanti, meglio fermarsi e farsi valutare.

E soprattutto:

non esiste una regola secondo cui ogni lesione muscolare deve essere trattata con ghiaccio, riposo assoluto e poi calore dopo 72 ore.

La gestione deve essere adattata alla lesione e alla persona.

Perché il vero obiettivo non è semplicemente far sparire il dolore.

È recuperare la capacità del muscolo di sopportare nuovamente il carico richiesto dallo sport.

E questo, molto spesso, significa che la riabilitazione non finisce quando il dolore scompare: è proprio da lì che inizia la parte più importante.

Dott. in fisioterapia (e triatleta) Michele Padulazzi



Risposte

  1. […] è presente una lesione muscolare o tendinea, le fibre non sono più […]

  2. […] e questo porterà ad un peggioramento della prestazione. Successivamente arriveranno delle infiammazioni/lesioni da sovraccarico, e lì poi avrai bisogno del […]

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