Quanto tempo ci vorrà a Tadej Pogacar per tornare in bici?



Tadej Pogačar è caduto (29 agosto 2026) e ha riportato una frattura di clavicola e una frattura cervicale a C7, oltre a una commozione cerebrale.

Quanto ci vorrà per rivederlo in bici? Da fisioterapista che ha lavorato con sportivi professionisti proviamo a tirare a indovinare (non avendo referti né nulla tutto ciò vale come una chiacchierata al bar, ma facciamola lo stesso)

Partiamo col dire una cosa ovvia ma importante: Pogačar non è una persona comune.

Lui vive di sport. Intorno a lui ci sono una squadra, medici, fisioterapisti, preparatori, nutrizionisti e, soprattutto, enormi interessi economici.

È brutto da dire, ma questo significa che ci sarà inevitabilmente una spinta a cercare di riportarlo in gara il prima possibile.


Due giovani uomini in abbigliamento casual, uno con un braccio bendato e il segno della mano in un gesto di saluto, l'altro che lo osserva.
Pogacar dimesso dall’ospedale senza collare.

La frattura cervicale

Non abbiamo a disposizione le immagini radiografiche, quindi non possiamo sapere esattamente quale struttura di C7 sia stata coinvolta.

Il fatto che sia stato dimesso senza una grossa immobilizzazione fa pensare comunque a una frattura stabile e non particolarmente grave.

La mia ipotesi, ma rimane appunto un’ipotesi, è che possa trattarsi di una frattura di uno dei processi trasversi di C7, il che a dirla tutta non sarebbe troppo invalidante.

“Può rischiare la paralisi?”

In teoria sì, come per qualsiasi frattura cervicale o come cadere in bicicletta e picchiare il collo in assenza di problemi.

Ma una frattura isolata e stabile di un processo trasverso è molto diversa da una frattura instabile con compromissione del canale vertebrale e del midollo.

Il problema, soprattutto per un ciclista, è anche il rischio di una seconda caduta, non di per sè la vertebra (che con dei leggeri cambiamenti nella postura in bici potrebbe essere bypassata)

La clavicola potrebbe essere il problema maggiore

Paradossalmente, potrebbe essere proprio la clavicola a condizionare maggiormente il ritorno alla bici.

Un po’ perchè in bici ci si appoggia sulle braccia per diverse ore, un po’ perchè clavicola non è un semplice osso che lavora come una leva.

Fa parte della cintura scapolare e partecipa a movimenti complessi della spalla, compresa la rotazione.

Per questo una frattura di clavicola può lasciare rigidità, dolore o alterazioni della meccanica della spalla anche dopo la consolidazione.

Pogačar è stato operato con una placca.

La scelta chirurgica permette di ottenere una stabilità immediata della frattura e può consentire un recupero funzionale più rapido rispetto al trattamento conservativo in determinati casi.

Con il trattamento conservativo bisognerebbe aspettare che l’osso formi un callo sufficientemente robusto.

Con la placca il discorso cambia: l’osso è stabilizzato meccanicamente e si può iniziare prima il recupero della funzione.

Questo però non significa che la frattura sia già guarita.

E c’è anche un’altra particolarità: la clavicola è molto superficiale. In alcuni pazienti la placca può dare fastidio e deve successivamente essere rimossa.

Lo rivedremo nel 2026?

Secondo me sì, è possibile.

Bisogna innanzitutto ricordarsi che tornare ad allenarsi non significa essere pronti a correre una gara di ciclismo professionistico.

In allenamento puoi controllare molto meglio l’ambiente.

In gara puoi cadere a 70-80 km/h.

Pogačar probabilmente recupererà molto più velocemente di una persona normale, ricordiamoci di quando Vingegaard ha avuto diverse fratture costali con pneumotorace e in meno di tre mesi era al Tour De France nel 2024.

Non perché siano “sovrumani”.

Ma perché ha tutto ciò che serve per sfruttare al massimo ogni giorno di recupero.

In linea generale però non escluderei nulla, anzi. Se dovessi lanciare delle percentuali:

-30% rientra per i mondiali (20-27 settembre). Non rientrerebbe al top della forma ma non escluderei un “miracolo”.

-50% riprende per europei (2-7 ottobre, “a casa sua” in Slovenia) o più facile Giro di Lombardia (10 Ottobre).

Un approccio più cauto sarebbe consigliato dal punto di vista sanitario, ma non dimentichiamoci i milioni che girano intorno a lui.

La domanda non è quindi se tornerà.
È quanto lontano si potrà spingere il suo staff nel cercare di anticipare quel ritorno.

In ogni caso, buona fortuna al ciclista più forte e più emozionante in questo momento.

Dott. in fisioterapia Michele Padulazzi


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