Nella pratica professionale mi capita spesso di vedere genitori preoccupati perché il proprio figlio “ha i piedi piatti”. Ma cosa significa davvero avere un piede piatto? E soprattutto: bisogna preoccuparsene?
Cos’è l’arco plantare?
Per capire cosa sia un piede piatto bisogna prima parlare dell’arco plantare.

Hai presente le impronte lasciate sulla sabbia? Nella maggior parte delle persone la parte centrale interna del piede non appoggia completamente a terra, lasciando una zona vuota nell’impronta. Questo succede perché quella porzione del piede è leggermente sollevata e forma quella che viene chiamata volta o arco plantare.
La distribuzione dei carichi sul piede può essere studiata attraverso l’esame baropodometrico, uno strumento che permette di valutare come il peso corporeo viene distribuito durante la stazione eretta e durante il cammino.
L’arco plantare esiste grazie alla particolare conformazione delle ossa del piede, numerose e di piccole dimensioni, e al lavoro coordinato di legamenti e muscoli che contribuiscono a mantenere il piede stabile ma allo stesso tempo elastico.
Cosa significa avere un piede piatto?
Il piede piatto è caratterizzato da una riduzione dell’altezza dell’arco plantare rispetto alla media. Nei casi più marcati l’impronta del piede appare quasi completamente piena.
È importante distinguere il piede piatto dal piede pronato, due concetti che spesso vengono confusi.
Il piede piatto descrive principalmente una caratteristica anatomica, ovvero la riduzione della volta plantare. La pronazione, invece, è un normale movimento del piede e della caviglia che avviene durante il cammino e la corsa e serve ad assorbire gli impatti con il terreno.
Un piede piatto tende generalmente a pronare maggiormente, ma un piede che prona non è necessariamente un piede piatto. Anzi, tutti i piedi pronano durante il movimento: è un meccanismo fisiologico e indispensabile per una corretta deambulazione.
Il piede piatto può creare problemi?
Nella maggior parte dei casi il piede piatto è semplicemente una variante anatomica e non provoca alcun sintomo.
In alcune persone, soprattutto quando la pronazione è molto marcata o quando il carico non viene gestito in maniera ottimale, possono comparire fastidi o dolori al piede come nel caso della fascite plantare, alla caviglia o, più raramente, lungo tutta la catena dell’arto inferiore.
Questo non significa però che avere il piede piatto porti inevitabilmente ad artrosi, problemi ai menischi o scoliosi. Moltissime persone convivono con piedi piatti senza sviluppare alcuna problematica durante tutta la vita.
Come sempre, è il sintomo a guidare il trattamento e non semplicemente la forma del piede.
I bambini hanno tutti il piede piatto
C’è un aspetto molto importante che spesso tranquillizza i genitori: tutti i bambini nascono con i piedi piatti.
L’arco plantare si sviluppa progressivamente durante la crescita, generalmente tra i 3 e i 6 anni, mentre il cammino continua a maturare e perfezionarsi durante tutta l’infanzia e l’adolescenza.
Per questo motivo osservare un piede piatto in un bambino piccolo è assolutamente normale e, nella maggior parte dei casi, non richiede alcun trattamento.
Quando intervenire?
Personalmente, salvo situazioni particolari o casi particolarmente marcati, sotto i 6 anni preferisco limitarmi a monitorare l’evoluzione del piede senza intervenire in maniera aggressiva.
Tra i 6 e i 20 anni può essere utile lavorare con esercizi specifici per rinforzare la muscolatura del piede e migliorare il controllo della pronazione, accompagnando lo sviluppo naturale della volta plantare e monitorando nel tempo eventuali cambiamenti.
In età adulta, invece, la forma del piede tende a essere ormai stabilizzata e gli interventi hanno principalmente l’obiettivo di migliorare la funzione e ridurre eventuali sintomi.
Plantari: servono sempre?
Una delle domande più frequenti riguarda proprio i plantari.
Contrariamente a quanto si pensa, avere il piede piatto non significa automaticamente dover utilizzare un plantare.
Personalmente ne consiglio l’utilizzo soprattutto nei casi in cui siano presenti dolore, fastidi o limitazioni funzionali, con l’obiettivo di migliorare la distribuzione dei carichi e ridurre i sintomi durante le attività quotidiane o sportive.
In assenza di sintomi, invece, molto spesso il miglior trattamento consiste semplicemente nel monitorare la situazione senza creare inutili preoccupazioni.
Quindi bisogna preoccuparsi?
La risposta, come nella maggior parte dei casi dei “problemi posturali”, è no.
Il piede piatto rappresenta spesso una semplice variante della normalità e non una malattia da correggere a tutti i costi.
Se hai dubbi sulla forma del tuo piede o di quello di tuo figlio, una valutazione con un professionista può aiutare a capire se si tratta semplicemente di una caratteristica anatomica oppure se esistono sintomi o problematiche che meritano attenzione.
Con la consapevolezza che, molto spesso, i problemi davvero importanti sono altri.


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