Lesione del legamento crociato: perché fa così paura agli sportivi?

Anatomical drawing of the knee joint showing femur, tibia, patella, quadriceps, patellar ligament, articular cartilage, medial menisci, anterior and posterior cruciate ligaments


Quando si parla di ginocchio, una delle diagnosi che spaventa maggiormente, soprattutto chi pratica sport, è la lesione del legamento crociato anteriore (LCA). Non è un caso: si tratta di uno degli infortuni più temuti perché richiede spesso un intervento chirurgico e una riabilitazione lunga, impegnativa e molto precisa.

Ma perché questo legamento è così importante per lo sport? Perché i tempi di recupero sono tanto lunghi? Se invece non pratico sport posso non operarlo?

Immagine dell'ecografia del ginocchio, che mostra dettagli sulle strutture ossee e sui tessuti molli.
Al centro dell’immagine, in nero, i due legamenti crociati visti in una Risonanza Magnetica

I legamenti crociati: i “freni di sicurezza” del ginocchio

Il ginocchio è un’articolazione composta da femore, tibia e rotula. Sebbene venga spesso considerata una semplice “cerniera”, in realtà durante il movimento avvengono anche piccole rotazioni e scivolamenti tra femore e tibia.

A garantire la stabilità del ginocchio intervengono diversi legamenti, ma i protagonisti sono due: il legamento crociato anteriore (LCA) e il legamento crociato posteriore (LCP). Sono chiamati “crociati” perché, osservandoli all’interno dell’articolazione, si incrociano formando una X.

Il loro compito è impedire che femore e tibia scivolino eccessivamente l’uno rispetto all’altra durante il movimento. In particolare, il LCA limita soprattutto lo spostamento in avanti della tibia rispetto al femore e contribuisce a controllare le rotazioni del ginocchio, mentre il LCP limita lo spostamento opposto.

Possiamo immaginarli come delle corde di sicurezza: normalmente lavorano poco, ma entrano in azione quando il ginocchio viene sottoposto a movimenti estremi o improvvisi, evitando che l’articolazione perda la propria stabilità.


Se trovi interessante l’articolo, unisciti alla Newsletter!

Una mail a settimana con un articolo, niente spam!

Completamente gratuito, serve solo la mail qui sotto!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.


Come si rompe il legamento crociato?

La lesione del LCA può verificarsi attraverso diversi meccanismi.

Il più frequente è una brusca rotazione del ginocchio con il piede bloccato a terra, come accade durante un cambio di direzione o un atterraggio dopo un salto.

Un altro meccanismo è l’iperestensione del ginocchio, quando l’articolazione viene spinta oltre il suo normale limite fisiologico.

Infine, il crociato può rompersi anche in seguito a un trauma diretto, ad esempio un colpo violento sulla parte esterna del ginocchio durante un contrasto di gioco.

Non sorprende quindi che questo infortunio sia particolarmente frequente negli sport di contatto e in quelli caratterizzati da cambi di direzione rapidi, come calcio, rugby, pallacanestro, pallamano e sci.

Perché il crociato non guarisce da solo?

La particolarità del legamento crociato anteriore è che possiede una vascolarizzazione molto limitata. Il sangue è indispensabile per i processi di guarigione dei tessuti e, proprio per questa caratteristica, una lesione completa del LCA difficilmente riesce a cicatrizzare spontaneamente.

Per questo motivo, soprattutto nei pazienti giovani e sportivi, si ricorre spesso alla ricostruzione chirurgica.

L’intervento non consiste nel “cucire” il legamento rotto, ma nel sostituirlo con un nuovo tendine, generalmente prelevato dallo stesso paziente (ad esempio tendini semitendinoso e gracile oppure tendine rotuleo), anche se in alcuni casi possono essere utilizzati innesti da donatore o legamenti sintetici.

Il chirurgo realizza dei tunnel all’interno di tibia e femore, fa passare il nuovo tendine e lo fissa nelle due ossa affinché possa svolgere la funzione del vecchio legamento.

Perché la riabilitazione dura così tanto?

Molti pensano che la parte difficile sia l’intervento. In realtà, la vera sfida inizia dopo.

Nei primi giorni il ginocchio è gonfio e dolorante a causa dell’intervento chirurgico e mettere il ghiaccio può aiutare a ridurre il dolore. È necessario appena possibile, fare fisioterapia con ogni mezzo manuale e strumentale (ad esempio con la Tecar) per recuperare progressivamente l’estensione completa, la flessione e ridurre il gonfiore.

Successivamente bisogna contrastare la perdita di forza e di massa muscolare che si sviluppa rapidamente dopo l’operazione, recuperare equilibrio, coordinazione e controllo del movimento.

Ma il motivo principale per cui la riabilitazione richiede diversi mesi è biologico.

Il nuovo tendine, infatti, non è immediatamente un nuovo legamento. Deve prima attecchire all’interno dei tunnel ossei, integrarsi con femore e tibia e trasformarsi gradualmente in un tessuto capace di sopportare gli elevati carichi richiesti durante lo sport. Questo processo di integrazione tra il neotendine e l’osso richiede tempo e non può essere accelerato.

Per questo motivo il percorso riabilitativo viene costruito rispettando sia i tempi biologici di guarigione sia il recupero funzionale del paziente.

Generalmente il ritorno alle attività quotidiane avviene in pochi mesi, mentre il ritorno allo sport richiede in media dai 6 ai 9 mesi, talvolta anche più a lungo negli sport ad alta intensità.

Un infortunio che cambia una stagione

Rompere il crociato significa quasi sempre interrompere la stagione sportiva. Oltre alla perdita della forma fisica, molti atleti devono affrontare anche la paura di tornare a fidarsi del proprio ginocchio.

Per questo motivo la riabilitazione non si limita al recupero della forza muscolare, ma comprende anche esercizi specifici per il gesto sportivo, il controllo neuromuscolare e la prevenzione delle recidive.

Il legamento crociato anteriore è probabilmente il legamento più temuto dagli sportivi proprio perché, nonostante sia relativamente facile lesionarlo durante un movimento improvviso, richiede mesi di lavoro per tornare ai livelli precedenti. Rispettare i tempi biologici di guarigione e seguire un percorso riabilitativo ben strutturato è fondamentale per ridurre il rischio di una nuova lesione e ritornare in campo nelle migliori condizioni possibili.

Dott. Fisioterapista Michele Padulazzi



Risposte

  1. […] questo motivo rappresenta (ad esempio nel ginocchio) l’esame standard per diagnosticare la lesione dei legamenti crociati, oppure lo stato dei tendini e dei menischi o addirittura delle cartilagini […]

  2. […] edema (nelle corrette fasi del recupero, come appena dopo l’intervento di LCA); […]

Rispondi

Scopri di più da Fisioperendurance

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere